Il cerchio delle streghe di Triora: seconda puntata
di Claudio Porchia da www.sanremonews.it
Le foto di Giorgio De Giovanni, l'intervento di Remo Muratore e la testimonianza di Lui Cerin. Continuate a scrivere e mandare le vostre foto. (continua...)
La pubblicazione delle foto di Vittorio Stoinich ha aperto un dibattito interessante. Numerose sono le mail e i commenti pervenuti: impossibile pubblicarli tutti.
Escludendo gli interventi di pochi scettici, che hanno scritto esprimendo dubbi sulla autenticità delle foto e negando l’esistenza del fenomeno, la maggioranza dei lettori si è divisa in due categorie: da una parte chi ci ha esortato a proseguire sulla strada della ricerca di una spiegazione al mistero e dall’altra chi si è avventurato nella sua spiegazione. Alcuni ci hanno anche segnalato altre località dove sono presenti cerchi delle streghe ed in un caso, ci ha inviato anche le immagini.
Il pezzo aveva un palese intento di stimolo all'interesse da parte dei lettori, celebrando con moderata ironia le costruzioni immaginarie che si fanno sui fenomeni apparentemente o realmente inspiegabili.
Quello fotografato da Vittorio a Triora è sicuramente un “cerchio delle streghe”, che rispetto alla miriade di quelli presenti su internet, presenta alcune caratteristiche particolari e che richiedono un’ attenzione più approfondita, senza scomodare, come premessa assoluta, le ormai familiari amazzoni della scopa di saggina.
Varrebbe, quindi, la pena per gli esperti del ramo tenere d'occhio il "fenomeno" durante tutto il suo evolversi annuale con la meraviglia, il rispetto e l'attenzione che va riservata a tutte le manifestazioni della natura. Vittorio ha raccolto nuove informazioni sul cerchio fotografato e di cui vi daremo conto prossimamente.
In questa seconda puntata vogliamo condividere con voi le foto di Giorgio De Giovanni, le riflessioni di Remo Muratore. e la testimonianza di Lui Cerin
Cominciamo dai cerchi delle streghe fotografati da Giorgio.
Il primo è sul monte Antoroto, il secondo cerchio è sul monte Bertrand.
L’intervento di Remo Muratore
"Per svelare il "mistero" del cerchio fotografato nei dintorni di Triora è sufficiente consultare un testo di micologia o più semplicemente scrivere su Google : "cerchi delle streghe". Per facilitarle il compito di seguito trovate parte dell'articolo che ho scaricato da Internet, firmato da Felice Di Palma, micologo, responsabile aree scientifiche.
In primavera, in montagna, può capitare di vedere, in prati da tempo non più lavorati dall'uomo, erba più verde di quella circostante disposta in modo concentrico, degli “stranissimi” cerchi/semicerchi, a volte anche zig-zag, di vegetazione in mezzo a campi più aridi: sono i cosiddetti “cerchi delle streghe”.
Molte sono le leggende sorte in relazione a queste particolari manifestazioni della natura; in passato si diceva che l'erba, distribuita così regolarmente in cerchio, fosse erba stregata e per questo motivo non brucata dagli animali; altri hanno detto trattarsi di erba capace di provocare effetti allucinogeni; Shakespeare nella “Tempesta” li ha citati espressamente, attribuendo il fenomeno a passaggi e danze notturne di folletti ed elfi. La bellezza del fenomeno è che, in momenti particolari, ai margini di questi cerchi nascono funghi, allora le leggende si sono adeguate, si è detto che i funghi nascevano perché in quelle zone, di notte, danzavano le streghe.
Secondo la tesi della prevalente dottrina micologica, il fenomeno è invece dovuto al micelio dei funghi che, una volta formato, tende a propagarsi attraverso terminazioni periferiche che vanno verso l’esterno. Al centro la terra rimane arida perché il micelio decomposto e svuotato dalle sostanze nutritive rappresenta un “elemento tossico”; all'esterno, invece, la vita corre e si propaga - nel corso de metabolismo del micelio viene liberata ammoniaca che, trasformata dai batteri nitrificanti in ione nitrico, agisce da concime - si forma così un cerchio di erba verde e vigorosa, dalle profonde radici che si espandono verticalmente, resistente anche ai freddi venti sotto zero. Il cerchio si allarga col tempo, finché l'opera dell'uomo (con la lavorazione della terra o con il semplice calpestio) o eventi naturali non ne interrompono il propagarsi. Alcuni cerchi delle streghe con diametro di oltre 70 metri, in America, si dice abbiano più di cento anni.
Le specie fungine in grado di essere protagoniste di un tale fenomeno sono tra le più conosciute: Clitocybe, Macrolepiota, Agaricus, Tricholoma, Lycoperdon, ma parecchi sostengono che anche i miceli di altri funghi, anche quelli più specificamente boschivi, siano in grado di propagarsi e di comportarsi in tal modo; tuttavia, non essendo presente un tappeto vegetativo uniforme, non è possibile visualizzare il fenomeno in maniera così evidente come nei prati. C’è addirittura chi sostiene di riuscire, dalla semplice osservazione del “cerchio” d’erba, a riconoscere di che specie di fungo si tratta.
E per finire questa seconda puntata ecco l’intervento di Lui Cerin
Alcuni anni fa a Montegrosso Pian Latte, dove lavoravo, ho trovato un cerchio di funghi, che secondo i maghi era dovuto alle streghe del luogo. La scoperta e la raccolta del cerchio dei funghi avvenne in un anno che non ne nascevano neanche per dispetto. In paese, quando mi hanno visto arrivare con due cavagni pieni, tutti volevano sapere dove erano nati. Facendo il sornione gli risposi che i segreti del re non si rivelano a nessuno; in verità li avevo trovati in una fascia sopra il paese e facevano corona ad una pianta di mele. Era una scena bella a vedersi. I funghi vennero cucinati per tutti gli avventori dell’osteria del paese e fu festa grande.
La natura è bella e simpatica e vedere sempre lo zampino del maligno o dello stregone, proprio quando molti non credono, è disarmante. Come è disarmante la festa di Trigoria. Io mi sono laureto con una tesi: politica e stregoneria a Triora, ma la Comunità Montana non ha mai voluto saperne di approfondire il tema.
Chi parla del demonio come di un episodio storico mostrandone soltanto l’aspetto “diabolico” ci porta indietro nel tempo, a quello degli antichi Romani.
In realtà Triora lo ha tenuto stretto per scopi casarecci: un po’di folclore in più. Invece di arricchirsi insieme ai paesi della Podesteria, con un convegno annuale ed avere una biblioteca unica al mondo, dove si poteva studiare questo triste fenomeno.
Le cosidette streghe della Podesteria di Triora comprendono i seguenti paesi: Castl dho, Baiardo, Triora, Molini, Andagna, Montalto e Badalucco.
Il fatto chiaro è che dai documenti risulta che sono state accusate di infanticidio. Questa l’amara realtà, per questo condannate a morte. Non per nulla si trova ancora il vero nome con cui venivano chiamate: Vatueie: fattucchiere. Queste donne non nascevano fattucchiere, ma erano bagasce (prostitute) che diventate vecchie non riuscivano a sbarcare il lunario e si trasformavano in mammane procurando aborti o, sempre per sbarcare il lunario, si trasformavano in bazue o fautueie, usando formule infantili di bassa magia. La bazua bella affascinante non esisteva, se non nei manifesti e nei films. Erano invece vecchie, decrepite e sdentate, che non riuscivano a mettere il pranzo con la cena. I ben pensanti di allora le avevano accusate di essere la causa della carestie, che da anni persisteva nella Podesteria di Triora, ma il calcolo risultò errato e queste, sotto tortura, incolparono sia i ricchi e che i poveri, generando un caos generale.
Di questo non si parla, perchè con le torture si va sempre sul sicuro: il sado-maso fa sempre audience. Triora è rimasta impelagata, anch’essa nella bazue e molti soldi dei contribuenti hanno foraggiato questa cultura.
Se si guarda oltre le streghe, troviamo “L’homo servaigu” che nessuno sfrutta.
È un folletto che ha insegnato ai liguri a fare la tuma, a ricöita e u brussu, Persona positiva e giocherellona. Badalucco, ad esempio, potrebbe diventare il paese degli "Homi servaighi", dove si può giocare e mangiare lasciando arrugginire catene e fruste.
Modi di dire delle bazue:
Quando una casa era infestata dagli spiriti si diceva: “U se ghe sente”.
Quando pioveva con il sole: “Quandu u ciove cun u su e bazue i fan l’amù.
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